Lo schiaffo del padre

 

Il brano è tratto dal romanzo “ La coscienza di Zeno “ di Italo Svevo, autore triestino degli inizi del 1900 appassionatosi alla psicoanalisi in seguito alla malattia mentale della moglie. Si tratta di un testo analitico scritto sotto forma di diario che analizza la psiche del suo autore Zeno Cosini. Egli ricorre alla scienza moderna della psicoanalisi e si rivolge al dottor S., che gli consiglia di tenere il diario per curare la sua malattia contratta in giovane età: la dipendenza dal fumo. Cosi durante il suo racconto dei suoi più significativi  episodi di vita emergono i vizi, le riflessioni e le problematiche fisiche e mentali del protagonista. Zeno, infatti, è un anti eroe malato di noluntas: si rassegna a ciò che il destino ha in servo per lui, come quando pur di diventare borghese chiede in sposa Ada e Alberta Malfenti ma entrambe lo rifiutano, costringendolo a raggiungere i suoi obbiettivi sposando Augusta, la sorella meno attraente. Zeno è freddo e insicuro durante la sua richiesta di matrimonio infatti si chiede se stesse facendo la cosa giusta o se fosse stato meglio andare in cerca del suo cappello e posarlo su una “testa salva”. Questo denota la solita indecisione del protagonista, mai del tutto convinto e sicuro delle sue azioni. Infatti a causa di questa debolezza non riesce mai a finire gli studi o smettere di fumare, trovando scuse e alibi dietro cui nascondersi pur di non assumersi le proprie responsabilità.

Questo accade anche in questo brano quando Zeno spinto dal rimorso cerca di incolpare il medico dei suoi misfatti. Egli ha abusato inconsciamente della malattia e debolezza del padre per sovrastarlo ed imporgli il suo potere costringendolo a restare a letto come desidererebbe il dottore. Zeno usa la forza fisica per trattenerlo e gli comanda di restare sdraiato. Questo comportamento scatena l’ira del padre, che, dopo un grido, con le sue ultime forze dà uno schiaffo al figlio, congedandosi cosi dal mondo e lasciando dolore e sgomento in Zeno.

Egli inizialmente non riuscendo a dimenticare tale gesto lo interpretò come una punizione per aver cercato di sovrastare l’autorità del padre, ma poi si convince che l’atto fosse involontario e corrispondesse ad un tentativo di facilitarsi la respirazione. Ovviamente questa è una convinzione di Zeno che si vede impedito nella sua missione di soddisfare e compiacere una persona di una certa autorità, come il dottore, perché intralciato e sottomesso al padre come da un antagonista. Infatti, anche da morto il genitore gli incute paura. Quando vede il corpo adagiato sul letto, Zeno non può fare a meno di notare le mani grandi e potenti del padre ricollegandosi al trauma subito recentemente. Pensa che il padre sia superbo e  minaccioso, pronto ad afferrarlo nuovamente. Con il tempo però si crea un’ immagine di padre buona e dolce come un “sogno delizioso”, immagina di potergli parlare e vede il loro rapporto come “un amore illecito”, grazie alla religione si riconcilia con il padre anche se agli occhi di tutti continua a disprezzare la Chiesa.

Questo ricordo di Zeno, collegato alla morte del padre, lo portano a fare numerose riflessioni spesso contrastanti tra di loro, come anche numerose analisi dei malati e dei sani. I malati, secondo Zeno, sono coloro che come lui pensano troppo all’"oltre”, mentre i sani, come Augusta e appunto il padre, sono coloro che hanno delle certezze, che credono nel vivere serenamente, ma in fin dei conti la salute è una convinzione mentale perché siamo tutti malati di vita, “inquinata fino alle radici”.

Zeno nel brano passa dal presente, come quando si chiede se i suoi ragionamenti di quel tempo fossero validi, al passato come quando ricorda la vicenda stessa.

Del resto la perdita di una figura genitoriale non è facile da affrontare per nessuno, tanto meno per Zeno. Il genitore è importante in quanto educatore e modello ideale da imitare, ha molte responsabilità e doveri che portano spesso, ancora oggi, a conflitti. Questi sono inevitabili in quanto le persone sviluppano pensieri e opinioni diverse, e il primo ostacolo da affrontare nel viaggio verso la propria vita indipendente è il genitore. Nonostante conflitti più o meno gravi bisogna ricordare anche che spesso azioni apparentemente penalizzanti portano ad insegnamenti per la vita, perché il genitore è colui che insegna a vivere e a sopravvivere nel mondo. Ma per quanto possa prepararci bene all’arrivo della libertà, l’impatto è sempre brusco e doloroso, come uno schiaffo. M. R. 

TEMA SULLA PAGINA FINALE DE “LA COSCIENZA DI ZENO”

 

Questo romanzo narra di come Zeno Cosini sia stato indotto da un medico, il dott.S, a ricordare la sua vita e metterla per iscritto, poiché il dottore pensava che rivivendo vecchi ricordi si sarebbe trovata l'origine del male del paziente. Il diario viene pubblicato dal medico stesso per vendicarsi del fatto che Zeno ad un certo punto abbia rifiutato la psicoanalisi.

Il protagonista è un uomo borghese malato sia per l'astinenza dal fumo sia per la mancanza di volontà (noluntas). La vera caratteristica di Zeno è l'inettitudine, cioè l'incapacità di adattarsi alla vita che passa, l'incapacità di agire, la sottomissione e la debolezza nei confronti del mondo esterno.

Nella sua vita Zeno incontra una donna, Augusta Malfenti, che sposa per caso giusto per mantenere i contatti con la sua famiglia. Augusta, al contrario di Zeno, è la personificazione della salute poiché ha molte certezze: il presente, la fede, l'andare a messa la Domenica. All'inizio Zeno spera che la moglie con le sue certezze possa curare la sua malattia, ma riflettendo arriva alla conclusione che i sani sono coloro che vivono nelle convenzioni sociali senza porsi alcuna domanda. Così accetta la sua malattia perché consente un effetto di straniamento, un mezzo di comprensione più acuto della realtà. La convinzione di essere tormentato da una malattia inoltre gli permette di sottrarsi alle responsabilità che la salute comporterebbe.

Con la successiva prima guerra mondiale Zeno si arricchisce attraverso il commercio in nero e grazie ad esso si sente improvvisamente guarito .

In questa parte del romanzo c'è un continuo alternarsi fra presente e passato.

La frase: "Attonito e inerte stetti a guardare il mondo sconvolto, fino al principio dell'agosto dell'anno scorso.

Allora io cominciai a comperare ..."   fa riferimento al passato in cui si sentiva debole e incapace, mentre nel presente grazie al commercio si sente guarito e sano. Così, sano, decide di interrompere la propria indagine psicoanalitica anche perché a differenza del Dott. S., che sostiene il ricordo come una forma di cura, Zeno afferma che il passato non è mai recuperabile perché assume continuamente nuove interpretazioni.

Nonostante la proclamata guarigione sono frequenti i richiami alla malattia, infatti Zeno considera la vita stessa una malattia, che a differenza delle altre è sempre mortale. La vita non sopporta cure. Nessuno sforzo può davvero guarirla: essa va presa così com'è. La vera salute è utopia. Secondo Zeno la vita è inquinata alle radici poiché il progresso dell'uomo e i suoi ordigni materiali e sociali costituiscono la prima causa di quella malattia universale che condurrà l'uomo all'autodistruzione e per risalire alla vera salute occorrerebbe distruggere il mondo e ricominciare l'evoluzione da capo.

L'uomo a differenza degli animali non conosce il progresso del proprio organismo ma solamente quello materiale e quindi al di fuori del suo corpo. Infatti con il passaggio dall'uso degli arti a quello delle armi ha provocato la sparizione della legge del più forte, ha cancellato ogni naturalezza, ha abbandonato la legge, sconvolgendo gli equilibri della Natura, creatrice dello stesso uomo. Gli animali invece hanno approfondito la conoscenza del loro organismo sviluppando dei muscoli a loro favorevoli per migliorare la loro vita, rispettando sempre la legge del più forte e gli equilibri naturali. Zeno nell’ultima pagina del suo diario fa riferimento ad un'immagine di un uomo più ammalato degli altri che creerà un esplosivo talmente potente da distruggere la Terra e così libera dai parassiti errerà nei cieli sotto forma di nebulosa.

In questa parte del romanzo avviene una sorta di premunizione poiché quest'esplosione è avvenuta precisamente nel 1945 con la creazione della bomba atomica durante la seconda guerra mondiale.

Secondo me il progresso ha causato un distacco dell'uomo dalla natura.

Infatti lo ha portato a sfruttare ogni forma esistente e a cancellare ogni naturalezza sconvolgendo gli equilibri naturali. Con gli ordigni ha violentato e distrutto la natura e le sue leggi credendo di poter vivere senza di lei ma si sbaglia: sottovaluta la propria dipendenza dal mondo naturale e la propri vulnerabilità, sfruttandolo e cercando di diventarne il suo padrone. Il vero problema attuale è che ogni nuova tecnologia che produce beneficio economico viene immediatamente accolta, mentre spesso le azioni che proteggono l'ambiente naturale e che richiedono costi vengono giudicate antieconomiche quindi non adottate, come ad esempio le energie alternative. Concludendo, per migliorare potremmo unire i ritmi di crescita ai limiti naturali, e raggiungere uno sviluppo sostenibile. L. F.

(altro esempio di svolgimento)

Il brano seguente è stato tratto da "La coscienza di Zeno", romanzo di Italo Svevo pubblicato nel 1923. Esso racconta della vita di Zeno Cosini, uomo afflitto sin dalla giovinezza da gravi disturbi di origine nervosa.

Zeno, per curarsi, si rivolge al Dottor S, sperimentatore delle nuove teorie psicoanalitiche, il quale gli consiglia di annotare su un diario tutti i ricordi che gli vengono in mente al fine di risalire alle più remote origini della sua malattia.

Zeno, nel brano seguente, decide di interrompere la cura che ha prolungato per circa sei mesi. Egli infatti, si ritiene ormai del tutto guarito poiché ha iniziato a lavorare per il commercio in nero, che gli ha permesso di arricchirsi, di avere successo e di sentirsi finalmente realizzato nella vita, riuscendo quindi a superare la sua malattia, ovvero l'inettitudine.

Nonostante ciò, possiamo notare che Zeno fa continui riferimenti alla malattia in generale. Ad esempio, afferma che "la vita somiglia un poco alla malattia", ammettendo quindi che in realtà tutti noi, lui compreso, siamo malati. Infatti la vera salute, cioè un perfetto rapporto vita/uomo e natura non è altro che un' utopia. "La vita attuale è inquinata alle radici" perché l' uomo, con la sua prepotenza, si è sovrapposto alla natura, opprimendola sempre più. Questo porterà all'aumento del numero di uomini, che finiranno per occupare ogni metro quadrato, fino al soffocamento.

Nel romanzo ci sono continui passaggi di tempi verbali con l' utilizzo della tecnica del "tempo misto". All' inizio del brano, ad esempio, troviamo un cambiamento tra passato e futuro: infatti, inizialmente Zeno parla della sua guarigione avvenuta grazie al commercio nero (riga 15-30), mentre poi passa al futuro (riga 55-58) dicendosi che quando il dottore entrerà in possesso dell' ultima parte del manoscritto, lui vorrà averlo indietro per poter rivederlo ed, eventualmente, modificarne qualche pezzo.

Anche nella riga 85 si passa dal presente al passato, quindi dalla descrizione della macchina uomo, che inventa ordigni per distruggere, alla narrazione della storia dei primi ordigni. Di seguito poi, alla riga 90, si passa ulteriormente dal passato al futuro, con la predizione della catastrofe che distruggerà il mondo. Questo stile adottato da Svevo è caratteristico del monologo interiore e del romanzo psicologico, in cui non si segue un ordine logico/cronologico preciso.

In secondo luogo, Zeno nel testo paragona il progresso degli animali a quello dell' uomo. La differenza principale è che il progresso degli animali proviene unicamente dal proprio organismo, il quale si adatta in base al luogo di provenienza, alle condizioni climatiche e all'ambiente in cui si trova, sempre per conformarsi al proprio bisogno (ad esempio la rondine ingrossa il muscolo che muove le ali o il cavallo si ingrandisce e trasforma il suo piede). Al contrario, l'uomo, invece di agire nel bene di se stesso e della sua comunità, tende per natura ad autodistruggersi, creando oggetti devastanti (ad esempio gli ordigni esplosivi).

Alla fine del testo Zeno si figura una gigantesca catastrofe: un enorme ordigno sarà posizionato da un uomo nel punto in cui il suo effetto potrà essere maggiore ed esploderà, spazzando via la Terra dal Sistema Solare. Solo in quel modo si potrà eliminare ogni traccia di malattia.

Purtroppo questa scena, prefigurata da Zeno, si è in parte già realizzata. Durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti, sono state fabbricate delle bombe atomiche, che sono state poi lanciate dagli americani contro le città di Hiroshima e Nagasaki e ne hanno comportato la distruzione.

L’energia nucleare ovviamente rappresenta un’importantissima tappa del progresso, ma purtroppo ha anche provocato tante catastrofi, come in questo caso.

In generale possiamo dire che il progresso è certamente una cosa positiva, ma deve essere gestito attentamente, facendo molta attenzione a chi “passa di mano”. Un conto è infatti progettare il nucleare per fini pacifici, ad esempio per produrre energia elettrica nelle centrali, e un altro conto è invece usarlo con fini bellici, per uccidere migliaia di persone.

In definitiva, penso quindi che il progresso sia un’arma a doppio taglio e che dobbiamo saper gestirlo con prudenza perché un giorno potrebbe “rivoltarsi” contro di noi. A: M. C.